Macchine da desiderio

Molti sanno che io viaggio tantissimo… Viaggio in paesi dove ritrovo, spesso, le nostre radici quando l’italiano non si vergognava di essere un contadino ed era fiero di una vita frugale e senza fronzoli.

West, Africa, Mali,Niger river (Vittore Buzzi)

Vedo, tristemente, gli effetti devastanti di un consumismo accelerato su popolazioni che escono da anni di dittature feroci e sacrifici immani.
Cosa sta succedendo? Qual’è il peggior effetto della globalizzazione?
Ci stiamo trasformando tutti in macchine da desiderio.
Conosco persone che passano la loro vita davanti ad uno schermo desiderando la prossima autovettura, il prossimo paio di scarpe, il prossimo mobiletto dell’Ikea…
Fermiamoci un momento guardiamoci intorno, la nostra casa probabilmente è talmente ingombra di COSE che non usiamo e che difficilmente useremo che non sappiamo nemmeno come siamo riusciti a riempirla in questa maniera.

Vittore Buzzi Photography (Vittore Buzzi)

Ma tutte queste cose piano ci soffocano ci tolgono tempo ci costringono a lavorare di più per pagarle, assicurazioni, riparazioni, spese condominiali ecco sono le COSE che ci POSSIEDONO non siamo noi che le possediamo.
Per me è il viaggio è un momento magico, amo stare via a lungo e mi trovo sempre davanti a delle decisioni cosa mi porto? Cosa è veramente importante? Cosa è superfluo? E’ il primo momento di riflessione il primo momento di abbandono.
Con gli anni sono diventato sempre più spartano continuo a ridurre le cose che mi porto dietro… Prima di tutto l’attrezzatura fotografica si è ridotta

Azafi, Ethiopia, Gilgel Beles, Gumuz, tribe (Vittore Buzzi)

I vestiti anche… Cerco di contenere il peso, fra bagaglio a mano e valigia entro i 10 kg… Di questo sono felici amici e parenti che mi aspettano dall’altra parte del mondo che sapendo di questo mio vezzo mi trattano come un postino internazionale… negli anni sono partito con in valigia frizioni, freni, Olio d’oliva, vestiti, libri, computer, bisturi,medicinali,giocattoli… Insomma tutte quelle cose che in certe parti del mondo sono molto costose o di difficile reperibilità… Quando arrivo è una grande festa… Conosco un clochard Marocchino con la famiglia vicino a Marrakech ecco che porto lettere, soldi, fotografie notizie… Si nell’epoca dei cellulari e della mail la famiglia vuole sapere come sta da un testimone oculare vuole sapere com’è la vita… Arrivo in Mongolia nel profondo Nord con una frizione per la Panda ecco che mi celebrano come un meccanico e un babbo Natale… In India porto turisti (quindi denaro) e vestiti in uno slum? Sono accolto come un fratello… In Mali o in Etiopia mi presento con dell’Olio d’Oliva o con una “sbrisolona” grande festa e pacche sulle spalle colossali…
Sono desideri semplici, puri genuini ma il mondo sta cambiando… Le grandi città gli agglomerati urbani, le zone di frontiera sono diventati degli immensi accumuli di desiderio e di odio…
Da qualche anno vedo dei cambiamenti in alcuni sguardi veloci che mi vengono lanciati da qualche giovinastro a Yangon, Bamako, Addis o a Tunisi… Sono diventato qualcuno che porta in dosso degli oggetti del desiderio… Degli oggetti che vorrebbero possedere… tipicamente il telefonino (più delle macchine fotografiche) o in altri casi l’orologio…

Bijagos Islands in Guinea Bissau, building an house with mud. (Vittore Buzzi)

Ecco stiamo trasformando gente semplice in macchine da desiderio.
Io viaggio, seppur per poco, per spogliarmi di tutto… Ricordo con amore e piacere la valle del Beles, 40 gradi umidi zanzare, scorpioni… Mi portavo dietro acqua, 1 macchina fotografica e 1 ottica, cappellino in testa e Autan… Anche mangiare era superfluo… I 49 gradi a Bamako?  Mi hanno insegnato a stare all’ombra di una capanna a guardare negli occhi i miei ospiti e a pensare al prossimo respiro… L’Europa, l’Italia le bollette gli alimenti… Tutto sparito… C’era solo il QUI e l’ORA il presente non il desiderio / l’ansia di un consumo futuro… La piana del sale in Dancalia?  Un bel posto per sdraiarsi e aspettare l’inevitabile senza nessun disturbo…
Quando torno ho un effetto benefico che dura circa due settimane poi sono di nuovo risucchiato nel vortice della fretta, il mio tempo interiore viene sostituito da quello della città e della civiltà scandito da scadenze, appuntamenti e orari…
Piano, frustrato, inizio a desiderare anche io… Solo che io ormai desidero disfarmi di tutte quelle cose inutili che mi legano e limitano la mia libertà
Molti scambiano questo mio non comprare per avarizia ma è solo ricerca della libertà… Ecco smettere di desiderare è il mio obiettivo…

Asia, Delhi Union Territory, India, Karol Bagh, Mega City, New Delhi, capital, city (Vittore Buzzi)

La mia partenza imminente per l’India non mi può non far pensare al Giainismo all’abbandono delle cose come a una pratica necessaria per non disperdersi in mille rivoli e per concentrarsi su domande più profonde alle quali, in ultimo, ci troveremo tutti di fronte.
Questo mio percorso di indagine e di gioia di vivere si svolge anche con la fotografia… Di questo e tanto altro parlano le mie foto e i miei lavori… Parlano di un altro modo di vivere da cui possiamo imparare…
Questi e altri argomenti li trattiamo nei nostri corsi e workshop fotografici,che sono dei veri e propri momenti di riflessione sui CONDIZIONAMENTI sulla SOCIETÀ e  sulla nostra PSICOLOGIA DELLA PERCEZIONE.
Dei momenti per fare, per riflettere e per usare la fotografia come strumento di indagine di noi stessi e della società, non per desiderare nuove macchine fotografiche, nuovi obiettivi o altro dei corsi per FARE e per ESSERE

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