Cosa possiamo farcene di tutta questa libertà?

 

Quello. a cui assistiamo oggi é un vero sovraccarico di “immagini”, uso le virgolette perché é difficile definire fotografie qualcosa che tremola davanti allo schermo per un istante e poi se ne va, senza diventare un ricordo che resta e testimonia.

In un mondo così pieno di immagini fugaci un portfolio sul web può essere una cosa a metà, fino a spingersi ad essere un vero e proprio errore…potremmo invece valutare l’idea di costruire qualcosa di narrativo, e di partecipare su un livello diverso, di nicchia. Costringerci a dare un inizio ed una fine ai nostri lavori, organizzare una vera e propria progettualità volta a realizzare qualcosa di fisico andando quindi dall’impaginazione alla scelta della carta passando per gli affiancamenti e la sequenza delle fotografie… pensato, da  vendere per finanziare il lavoro successivo o a volte semplicemente da regalare e che tra anni, mesi, giorni o addirittura ore non scomparirà, ma rimarrà nella libreria di chi ha voluto incrociare una visione e ci si é ritrovato dentro. Fanzine, fotolibri, pieghevoli…a volte basta davvero poco, il più é sganciarsi dal LIKE e pensare in modo più autentico.

Se i Social richiedessero un abbonamento di anche soli pochi euro annui chiuderebbero in un baleno. Che vi piaccia o meno, al 90% di quelli che guardano le vostre foto sul web non frega molto del vostro lavoro.

Cosa possiamo farcene di tutta questa libertà?

 

Gabriele Lopez

Corso Composizione Fotografica

Fotografo Milano

Lavori Personali

Tulsa: la dura lezione di Larry Clark

“i was born in tulsa oklahoma in 1943. when i was sixteen i started shooting anfetamine. i shot with my friends everyday for three years and then left town but i’ve gone back through the years.
once the needle goes in it never comes out” LC

Questo è l’inizio di Tulsa uno dei libri di fotografia più discussi di sempre, una vera e propria pietra miliare, pubblicato nel 1971… Molti fanno riferimento a Larry Clark, figlio di una fotografa di famiglie e bambini e di un commesso viaggiatore venditore di libri porta a porta, non è un mistero che la stessa Nan Goldin ne sia stata influenzata.

E’ un libro durissimo che ci racconta di una generazione dimenticata, lasciata nell’ombra dall’affermarsi del sogno americano globalizzato  e vincente…

Gli States, l’industria, il cinema… l’America però non è questo… è violenza, droga, sesso, alcool e qualche rara volta benessere e vittoria… La fotografia segue a ruota quello che era stato ampiamente preannunciato e descritto dalla letteratura con Cheever, Fante,  la beat generation per arrivare a Carver prima e Bukowsky poi… è la scia americana dell’impegno che negli ultimi 20 anni ha prodotto i capolavori di Roth, De Lillo fino ad arrivare alle “Correzioni” di Franzen o all’ultimo tragico Foster Wallace.

Scrittori, fotografi, artisti e registi, non a caso Larry Clark proseguirà nel cinema, indagano l’altra faccia della luna, la rappresentano nell’immaginario  collettivo e la storicizzano…

Tulsa è un diario, una affermazione politica, un grido che lacera la logora e falsa memoria conservatrice e piccolo borghese degli Stati Uniti… Una spina conficcata nella espansione globalizzante della grande nazione Americana

E’ facile oggi prostrarsi davanti a d’Agata, elogiare Tillmans e osannare Goldin… Sono bravi e sono di moda come la fotografia… Più difficile collocarli in una prospettiva storica sociale e relazionarli a quei movimenti di opposizione e di rivalsa che il consumismo sfrenato e l’abuso hanno generato…

Cosa ci insegna l’esperienza di Larry Clark?

  1. Spesso si guarda molto lontano da noi, si cerca l’esotico e non ci si rende conto che abbiamo molto da dire su quello che ci sta più a cuore che conosciamo meglio.
    Quindi quando iniziamo a raccontare delle storie faremmo bene a cercare qualcosa che ci è famigliare… di cui effettivamente conosciamo le dinamiche…
  2. Evitare però di essere troppo autoreferenziali… Lasciare che siano il tempo e gli altri a definire il nostro sforzo creativo… Oggi siamo pieni di autori mediocri che copiano senza sapere bene chi, spendono nella auto produzione onanistica di mostre e libri e si autodefiniscono artisti
  3. Non c’è nulla di male a pagarsi un libro a patto che abbiate qualcosa da dire e che sia l’unico modo per farlo.
    Un libro rimane… le foto negli hd no…
  4. I grandi cambiamenti che attraversano la società, le difficoltà, le crisi sono un punto di partenza ottimale per fermarsi ed interrogarsi sulla propria vita: Dove sono? Che ci faccio qui? (citazione da Chatwin)
  5. La letteratura è sempre un aiuto o una ispirazione… Oggi per fare dei buoni lavori in fotografia non si può non nutrirsi di buone cose…

Potreste essere interessati a: Corso Fotografia di reportage, Riattivare la creatività

Buona fotografia!!!

Vittore Buzzi, Wedding, Photo Journalism, Story telling

Alex Majoli

Una breve intervista di Alex Majoli in cui in pochi minuti ci descrive così tanto della fotografia, e di che cosa rappresenti per lui.
Oggi in tanti vogliamo inseguire una “storia”, magari una grande storia, ma a volte ci soffermiamo poco a pensare a cosa vogliamo “lasciare” con la nostra fotografia, a parte il “botto” di un evento che magari fotografiamo e mostriamo al pubblico, piccolo o grande che sia.

Oggi ci si ferma a pensare forse troppo poco, eppure lontano dal clangore ci sono le ragioni più vere e profonde.

Non mi dilungo oltre, lascio spazio all’intervista e ai vostri pensieri, se vi va ne possiamo parlare nei commenti che seguiranno…

 

Joakim Eskildsen, libri e progetti

Joakim Eskildsen è un fotografo della mia generazione, ha lavorato per Vanity Fair ed è  un fotografo commerciale e ritrattista. Ha studiato fotografia, arte e design. E’ un prodotto delle scuole d’arte danesi che hanno sempre creduto nella formazione dell’artista e nella sua promozione.
Classe 1971 Eskildsen ragiona in termini progettuali, ogni progetto qualche anno di lavoro, una mostra e un libro. Tempi dilatati per il contemporaneo che è abituato a consumare tutto e subito. Il suo metodo, la sua costanza gli sta però dando ragione. I suoi libri sono sempre introvabili e diventano oggetti da collezione basti pensare alle quotazioni da capogiro che ha raggiunto il suo The Roma Journey.


Vale la pena farsi un giro approfondito sul suo sito web, scoprirete che è uscito da quasi un anno il suo ultimo lavoro American Realities (il lavoro è datato 2011) con un sito internet che lo accompagna.

L’importanza di Eskildsen come autore è dovuta al suo uso sapiente della metafora, alla sua delicatezza nel trattare temi importanti e difficili senza mai esagerare e lasciarsi andare alla retorica spinta tanto cara al brusio contemporaneo. Fa sorridere il fatto che sia un autore ampiamente storicizzato all’estero ma ignorato in Italia.

E’ difficile oggi parlare di fotografia contemporanea semplicemente perché siamo ultra superficiali e schiavi delle mode… Così dopo i tormentoni Steve McCurry e Vivian Maier da noi c’è spazio quasi sempre per i soliti noti o per gli epigoni di altri autori

Le poche gallerie che esistono cercano di sopravvivere spillando qualche soldo ad ingenui fotografi, a sponsor di belle speranze o a qualche collezionista sprovveduto… Una prospettiva buffa vista dall’esterno, tragica se vissuta dall’interno.

Qui se siete interessati a: Linguaggio e Composizione Fotografica

Buona lettura…

Vittore Buzzi: Wedding, Ritratto, Instagram

Fragments of a Spinning Rock

Il self-publishing, sotto forma di Fanzine soprattutto, ma anche sotto forma di un numero limitato di veri e propri libri fotografici, é qualcosa che amo molto, se fatto con cognizione di causa e umiltà.
Se non altro, porta l’attenzione fuori dal web, e ti porta a “fare” qualcosa di tangibile e fisico, qualcosa che resta e che non viene dimenticato in poche ore…

fragments of a spinning rock

fragments of a spinning rock

Un omaggio alla nascita del figlio, un punto di vista sull’India da chi la vive, e non si limita solo a sgargianti immagini a colori di vecchi con le rughe.
Kaushal Parikh ci ha lavorato su per un decennio. Probabilmente molti di voi non ne hanno mai sentito parlare, ma é una persona molto gentile e corretta, ed ha uno stile di fotografia che a me piace molto. Per pochi euro potrete supportarlo e regalarvi un ottimo libro, sicuramente differente, sull’India nel suo quotidiano.

Come lui scrive, molta ispirazione é venuta da questo poema di Pablo Neruda:

“Nobody can claim the name of Pedro,
nobody is Rosa or María,
all of us are dust or sand,
all of us are rain under rain.
They have spoken to me of Venezuelas,
of Chiles and Paraguays;
I have no idea what they are saying.
I know only the skin of the earth
and I know it has no name.”

 

https://kaushalp.biz/product/fragments-of-a-spinning-rock/