Ossessione per la qualità

Ciao a tutti…

Leggendo qua e là in rete pare non passi mai il trend per una qualità ossessiva in fotografia.
Mi stupisce sempre come possano sembrare degni di interesse siti come DXO che in sostanza comparano in modo matematico la resa tecnica su test che non hanno nulla o quasi a vedere con le situazioni di vita reale in cui usiamo le macchine fotografiche.
Ora a meno che non siate pagati dalla Rolex per fotografare orologi e renderne la spazzolatura del metallo nei dettagli, tutto ciò é ridicolo, o quantomeno inutile…

Concetti come “quanto nitide siano le nostre fotografie”, “quanta tridimensionalità abbiano le ottiche”, come i colori  “rendano”, il “micro contrasto”, ecc, ecc… se fini solo a se stessi perdono importanza facilmente. Quello che ci accadrebbe in questo caso é continuare a sognare (o semplicemente “valutare”) come una nuova macchina fotografica, o una nuova lente, possano “migliorare” o aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi. Questo gioco é ben studiato e non vi lascerà mai in pace se  non gli date il giusto peso. Il nostro cervello lavora e funziona per “differenze” e riceve stimoli che somigliano a un cambiamento solo quando si aggiunge qualcosa di nuovo e diverso…per farvi un esempio pratico, se vi addormentate davanti alla TV, vi svegliate non appena qualcuno la spegne. In fotografia non é molto diverso, vi sembrerà di ottenere qualcosa di emozionante solo facendo una “differenza” e il modo in cui create questa differenza non può e non dovrebbe solo essere aggiungere materiale.

La qualità, o meglio l’estetica può essere importante, intendiamoci, ma deve funzionare per ciò che avete in mente,  e non essere solo un “gioco”. Ad esempio, nel bianconero, io non amo le fotografie troppo piatte e prive di contrasto. Fin dai tempi delle prime stampe in camera oscura io ho sempre scelto filtri di contrasto alti, per non avere una fotografia stampata finale troppo “piatta” e senza grinta (un puro giudizio personale).

fotografia bianconero

Ma anche nel colore ho le mie preferenze, ad esempio non digerisco molto le immagini totalmente sterili e pulite, quelle che assomigliano a quei televisori moderni che si vedono nei supermercati per intenderci: ultranitide,  belle colorate,  con un contrasto tagliente. Ai monitor Retina dei mac preferisco quelli opachi, con una risoluzione inferiore, perché trovo rendano meglio la resa fotografica in fase di stampa. Perché si, alla fine per me é la stampa che conta, le fotografie non devono restare a monitor. Quindi scelgo pellicole, o valori iso, o post-produzione che tolgano nitidezza alle fotografie e gli diano quel pelo di morbidezza che cerco.

fotografia a colori

Non sono quindi diverso da voi…ma il punto é che poi questo tipo di cose, o la nitidezza se ne ho bisogno, possono essere applicate a pressoché qualunque macchina, sensore, pellicola, software mi capitano per le mani. Di sicuro non si tratta di test di sensori o di resa degli obiettivi. Perché non proviamo a chiederci ad esempio se la macchina che abbiamo ci aiuta a raggiungere le situazioni in cui vogliamo fotografare? é troppo piccola e instabile se vogliamo lavorare a teatro? o troppo grossa, ingombrante e pesante da portare dietro ogni giorno se vogliamo raccontare il nostro quotidiano? E se vogliamo creare una “differenza” non é meglio investire in esperienze?
Quelle rimarranno con noi fino alla fine, mentre il materiale verrà dimenticato, si potrà rompere, diventare obsoleto, essere rubato o perso….
Le macchine moderne ormai vanno bene pressoché tutte e non saranno le diavolerie  moderne degli autofocus o dei programmi di esposizione a darvi uno slancio fotografico, ma semmai il tempo che vi prenderete per esplorare la realtà attorno a voi, creando il vostro diario personale e mettendo assieme la vostra visione del mondo.

corsi-fotografia-milano

Colore e ossessione per la qualità

bianconero qualità e nitidezza

Su di Me:

Gabriele Lopez

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