Bokeh?

Una delle parole più di moda in fotografia oggi é “Bokeh” ( ぼけ ).
Molti di noi sanno che ci si riferisce alla piacevolezza delle zone fuori fuoco, ed anche se essa contribuisce decisamente alla gradevolezza dell’immagine, non é qualcosa che si può misurare in modo scientifico, ma solo apprezzare con i propri occhi e secondo il gusto estetico personale.
Infatti, la parola usata per descrivere una zona “fuori-fuoco” in fotografia é di norma “pin-boke,” abbreviazione di “pinto ga boketa” (Il fuoco é impreciso). “pinto” significa “fuoco,” parola importata dal tedesco. “bokeru” é “(qualcosa) diventa sfocata,” e “bokasu” intende “rendere qualcosa meno nitido.”
Quello che molti non sanno (e piuttosto buffo in effetti) é che in molti dialetti, come ad Osaka il significato é spesso virato verso “boke” vale a dire “fesso” “stupido” e spesso si può sentirlo dire qui e la… 🙂

Oggi obiettivi con Bokeh vanno decisamente di moda… penso a molti generi di fotografia professionale come il matrimonio, eventi…ma non solo.
Gli effetti possono risultare spesso gradevoli, sicuramente d’effetto, ma occorre fermarsi e valutare un istante quanto abbia senso la cosa…come molti degli effetti (Instagram, filtri, contrasti, e perfino usare la pellicola) se é solo un gioco fine a se stesso ha poco senso.

La domanda che, a mio modo di vedere, bisogna porsi é: cosa vogliamo ottenere? Se il senso é una foto di effetto, isolando più possibile il soggetto dal luogo in cui si trova allora é un ottimo modo, ma se ne abusiamo nel racconto quello che otteniamo é di non raccontare proprio nulla, proprio perché le persone non sono in nessun mondo, non stiamo dando informazioni, non aggiungiamo livelli, non si vede niente. Come effetto controproducente possiamo anche smettere di stare attenti a come componiamo, confidando che tanto dietro non si vedrà nulla, ed elementi di disturbo non saranno tali…sbagliato. Elementi “impallati” e luci errate rimarranno tali anche se sfocate, nella maggior parte dei casi. Come spieghiamo spesso nel nostro corso di Linguaggio e Composizione la preterizione (faccio vedere il soggetto attraverso qualcosa/non lo mostro chiaramente tramite grana/sfocati/vetri, ecc…) ha scopi ed applicazioni ben specifici, non é solo un gioco formale.

Conosco diversi fotografi che hanno acceso finanziamenti per ottiche 1.2 e zoom super-luminosi….per non parlare di pesi ed ingombri e di come nel reportage o semplicemente nel quotidiano tutto questo può compromettere notevolmente la vostra rapidità d’azione e affaticarvi inutilmente. In effetti ultimamente anche fotografi che stimo e che hanno un ottimo mercato di clienti hanno sostituito alcune ottiche superluminose con ottiche meno luminose ma più piccole e leggere. Vuoi per l’arrivo delle Mirrorless sul mercato, ma anche molto semplicemente sostituendo un ottica 1.2 con una f 1.8 o f2.

Spesso con un passo verso il soggetto si ottengono risultati molto simili, in quanto la profondità di campo muta in base alla distanza del piano di fuoco reale.

Ora, vediamo alcune foto in cui gli sfocati sono molto forti, dal sito di alcuni tra i migliori fotografi di matrimonio al mondo.

Non pubblichiamo assolutamente queste foto per criticarle, anzi…troviamo siano foto molto belle. il fotografo sapiente sa fare l’uso giusto anche della profondità di campo per ricreare l’effetto che vuole ottenere.
Però non vi sarà difficile osservare sempre più in questo periodo una gara allo sfocato maggiore, anche in generi e serie fotografiche in cui invece di cercare il mood si pretende di “raccontare”…ecco, forse conviene fermarsi a riflettere se cio ha un senso: vogliamo davvero che non si veda niente? cosa stiamo raccontando? L’effetto della lente non é eccessivo? la foto sarebbe altrettanto valida senza quell’effetto? Sono spunti importanti.

 

bokeh e profondità di campo
Quando voglio rendere un atmosfera ma concentrare l’attenzione su un dettaglio sto bene attento che il mondo in cui mi trovo possa esser visto come io l’ho visto e contribuire al racconto. Ottica 18mm f2 su APS-C

 

 

 

bokeh e profondità di campo
A mio avviso un formato f2 sul full-frame é il compromesso perfetto fra costi/pesi e resa degli sfocati per la fotografia in cui il racconto é importante. Ottica 35mm f2 su pellicola 35mm.

 

 

 

bokeh e profondità di campo
Metto in risalto il soggetto ma sto attento a raccontare. La mia ottica preferita in assoluto: il 35 mm 1.4 Fuji.

 

 

 

bokeh e profondità di campo
Tolgo, tolgo e tolgo…ma non tutto. 35mm 1.4 Fuji su aps-c.

 

 

 

Quando voglio usare un obiettivo che apre molto (in questo caso il 56 1.2) sto MOLTO attento ad allontanarmi finche il bokeh smette di essere eccessivo, per non far sembrare il mondo un fondale da studio (a meno che non sia quello che cerco). (CLICCARE PER INGRANDIRE)

 

 

 

 

bokeh e profondità di campo
Se cerco un atmosfera molto probabilmente sarà l’atmosfera di un luogo, allora preferirò che il luogo resti visibile, anche se non nitidissimo. Ottica 27 mm 2.8, piccola e leggerissima. Si tratta solo di stabilire il giusto valore di vicinanza col soggetto per aumentare o diminuire il bokeh.

 

 

 

Insomma, concludendo…quando decidiamo di sfocare, facciamolo con cognizione di causa, per non cadere nel dialetto di cui abbiamo parlato all’inizio, e che non si riferiva certo alla qualità dello sfocato. 😉

 

Gabriele Lopez

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