Daniele Coricciati

Autore: “Daniele Coricciati”  www.danielecoricciati.com 

Titolo: “Sola Andata”.

Progetto: “Un viaggio in Azerbaijan, un paese che è in pieno “boom economico”… …che ha intrapreso un percorso senza ritorno dai risvolti, in parte, sicuramente positivi… Un lavoro grande lo spazio di 100 rullini Tri-X con un 28mm e una Leica -R”.

Stampe su carta baritata alla gelatina d’argento in tiratura chiusa di 10 disponibili in vari formati da 20×30 cm e con prezzi a partire dai 400 Euro stampate da Gianni Romano di Studio Fahrenheit (www.studiofahrenheit.it). Per informazioni sull’acquisto contattate direttamente l’autore attraverso la sezione contatti del suo sito internet.

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Un secondo incontro nello spazio di una settimana con un progetto scattato in analogico non può essere un caso…

Le fotografie di Daniele Coricciati ritraggono un Azerbajan delicato e sognante in una fase particolare della sua storia, la transizione (senza ritorno) verso una società globalizzata e consumistica, uno sguardo malinconico e pieno di amore su un mondo che sta scomparendo con la speranza che questo paese possa trovare una via personale alla costruzione di un futuro migliore che sappia però valorizzare quanto di positivo rimane del suo passato.

Il lavoro è risolto ed interessante, compatibilmente con la disponibilità dell’autore potrebbe avere un seguito.

Incontro Daniele in un cortile della vecchia Milano dietro Porta Venezia, sede di NW Architects dell’architetto Nino Piccolo che ospita la mostra.

All’ombra chiacchieriamo a lungo di fotografia mentre giovani entusiasti vanno e vengono dalla sua mostra e ci ritagliamo un angolo di Salento al Nord. Capelli arruffati e folti, barba bionda e sguardo profondo, in testa un amore comune e pericoloso, la Fotografia. Daniele non è propriamente un outsider del mondo della fotografia ma è la prima volta che si prende uno spazio di una mostra e inizia a vendere il suo lavoro ad un pubblico di collezionisti ed appassionati.

V. Perché l’Azerbajan?

D. Il progetto nasce in collaborazione con l’Ambasciata dell’Azerbaijan in Italia per documentare il momento di transizione del paese, volevo entrare in contatto con le persone che si trovano ad una svolta in una società complessa, ex comunista con una grossa componete musulmana, la parola che meglio lo descrive è convivenza…

V. Ci sono state difficoltà particolari?

D. L’inizio… Le istituzioni mi avevano messo a disposizione una macchina, l’autista, l’interprete ed un operatore video… Sembrava una visita ufficiale, Mercedes e alberghi lontani dalle persone… tutto era progettato in maniera troppo turistica. Dopo dei chiarimenti con l’operatore video ho congedato l’autista e la Mercedes ho affittato una Lada 2107 (la ex 124) e ho scelto alberghetti e pensioncine nei villaggi e nelle cittadine che visitavo. Ora oltre alle foto mi ritrovo anche con oltre 9 ore di girato video mentre lavoro… Tanto materiale…

V. Come hai trovato le persone?

D. Un impatto umano bellissimo, gente attenta preparata che mi ha insegnato molto, come ti dicevo una grande aflato di speranza una forte spinta verso una convivenza serena, molte etnie la capacità di mescolarsi senza perdere la propria identità… Persone attente e curiose ai fatti internazionali oltre che alla loro politica interna…

V. Ho visto che non hai parlato dell’industria e del petrolio mi spieghi questa tua scelta?

D. Come potrai immaginare ho sentito che mi sarei impegolato in continue richieste burocratiche che mi avrebbero riempito di energie negative e sottratto tempo prezioso per il lavoro. Ho preferito concentrarmi sul resto.

V. Hai uno stile personale con dei bianchi e neri profondi ma delicati mi dici dal punto di vista estetico dei nomi di fotografi che ti hanno influenzato?

D. Ma guarda ti sembrerò scontato ma Koudelka con il suo lavoro più conosciuto “Gypsies”, Larry Towell con “The Mennonites”, Eugene Richards con “The Blue Room” … Si sono loro che…

V. Ma se ti dico Robert Frank?

Ride poi il viso si vela leggermente…

D.  Ecco vedi manca la mia biblioteca… Certo “The Americans”… Amo quelle progettualità lunghe con una visione profonda… E a proposito della mia libreria non posso non pensare a due grandi fotografi italiani che mi hanno segnato: Luigi Ghirri e Mario Giacomelli…

V. Che macchina e che obiettivo?

D. Una Leica R con un Elmarit 28 mm, poche cose a cui pensare e solo le foto su cui concentrarmi con una visione più “grandangolare”. Non volevo essere distratto dallo zoom, focali diverse o altro volevo essere concentrato sulle mie foto.

V. Pellicola?

D. 100 rulli di Tri-x per circa 35 giorni, 3.600 immagini. Anche qui una scelta, non volevo rivederle me le ricordavo tutte, non sono un nostalgico ma volevo uno spazio mentale che con il digitale è più difficile da creare, volevo “sentire”.

V. Sviluppi, stai in camera oscura con lo stampatore?

D. Non sviluppo. A volte sto in camera oscura con lo stampatore altrimenti scansiono il negativo faccio una post produzione di massima e gliela invio.

Ci avviciniamo alle stampe, la carta baritata ha sempre il suo fascino…

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V. Questa mi piace particolarmente, il due ripetuto più volte, l’assenza che allude una presenza, la luce dolce che tutto avvolge…

D. È la casa di una maestra in pensione, lei e suo marito… Una storia nella storia…

Poi mangiamo, passiamo dal Montenegro al Salento, spuntano gli incontri in comune che il piccolo mondo della fotografia riserva… Parliamo di lavoro e progetti, di vita, di opportunità e di futuro… Intanto nella mia mente scorrono le immagini di “Solo andata” e sono contento di avere conosciuto Daniele… Nella speranza che ci sia anche un ritorno…

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